Gli IVD, acronimo di dispositivi medico-diagnostici in vitro, sono alla base di gran parte delle decisioni cliniche moderne: si stima che influenzino la maggioranza dei percorsi diagnostici e terapeutici, pur rappresentando una quota contenuta della spesa sanitaria. Dietro un semplice esame del sangue, un test di gravidanza o un tampone molecolare c’è un prodotto altamente regolamentato, il cui riferimento normativo in Europa è il Regolamento (UE) 2017/746, noto come IVDR (In Vitro Diagnostic Regulation).
In questa guida vediamo che cosa sono esattamente gli IVD, come funziona la loro classificazione nelle classi A, B, C e D, quali requisiti impone l’IVDR e quali passaggi portano alla marcatura CE. È una mappa pensata per fabbricanti, laboratori, start-up biotech e responsabili regolatori che devono portare un test diagnostico dall’idea al mercato.
Che cosa sono i dispositivi IVD: la definizione del Regolamento IVDR
Secondo l’articolo 2 del Regolamento (UE) 2017/746, un dispositivo medico-diagnostico in vitro è qualsiasi dispositivo destinato dal fabbricante a essere impiegato per l’esame in vitro di campioni provenienti dal corpo umano — come sangue, urine, tessuti o saliva — al fine di fornire informazioni su:
- uno stato fisiologico o patologico (ad esempio la presenza di una malattia);
- una malformazione congenita;
- la predisposizione a una condizione clinica o a una malattia;
- la compatibilità con potenziali riceventi (ad esempio nelle trasfusioni o nei trapianti);
- la previsione della risposta o delle reazioni a un trattamento (test companion);
- la definizione o il monitoraggio di misure terapeutiche.
Rientrano nella categoria reagenti, calibratori, materiali di controllo, kit, strumenti, apparecchi, software e recipienti per campioni. La caratteristica distintiva è chiara: l’IVD non agisce sul paziente ma analizza un campione proveniente dal paziente. È proprio questo a distinguerlo dai dispositivi medici tradizionali e a giustificare un regolamento dedicato.
IVD e dispositivi medici: qual è la differenza?
La distinzione è sostanziale. Un dispositivo medico (regolato dall’MDR, il Regolamento UE 2017/745) agisce direttamente sul corpo del paziente a scopo di diagnosi, prevenzione o trattamento: pensa a una siringa, a un pacemaker o a una protesi. Un IVD (regolato dall’IVDR) non entra in contatto terapeutico con il corpo, ma esamina un campione biologico in laboratorio o al punto di cura. Cambiano di conseguenza i criteri di classificazione, le evidenze richieste (valutazione delle prestazioni invece di valutazione clinica in senso stretto) e le procedure di conformità. Se il tuo prodotto agisce sul corpo del paziente, il riferimento è l’MDR e ti sarà utile un percorso di consulenza regolatoria per dispositivi medici; se analizza campioni, sei nel mondo IVD.
Dal recepimento della direttiva IVD al Regolamento IVDR 2017/746
Fino a pochi anni fa il settore era regolato dalla direttiva 98/79/CE, che lasciava alla sola autocertificazione del fabbricante circa l’ 80-90% dei dispositivi IVD, con l’intervento dell’Organismo Notificato limitato a poche categorie critiche. Il Regolamento IVDR, entrato in applicazione il 26 maggio 2022, ha ribaltato questo scenario.
Le novità più impattanti per i fabbricanti sono:
- Nuova classificazione basata sul rischio (classi A-D): con l’IVDR la maggioranza degli IVD richiede oggi il coinvolgimento di un Organismo Notificato, invertendo la situazione della vecchia direttiva.
- Valutazione delle prestazioni strutturata: obbligo di dimostrare validità scientifica, prestazione analitica e prestazione clinica del dispositivo.
- Sistema UDI ed EUDAMED: identificazione univoca e registrazione nella banca dati europea.
- Persona responsabile del rispetto della normativa (PRRC) e sorveglianza post-commercializzazione rafforzata (PMS, PMPF, rapporti periodici).
Per gestire la transizione, il Regolamento (UE) 2022/112 e successive modifiche hanno introdotto periodi transitori estesi e scaglionati per i dispositivi già sul mercato, con scadenze differenziate per classe (indicativamente fino al 2027-2029 a seconda della classe di rischio e a determinate condizioni). Le proroghe non sono automatiche: presuppongono un sistema qualità conforme e, dove richiesto, un rapporto formale con un Organismo Notificato.
Classificazione degli IVD: le classi A, B, C e D
La classificazione degli IVD segue un sistema a quattro classi basato sul rischio per il singolo paziente e per la salute pubblica. È il primo snodo strategico, perché determina se e in che misura interviene l’Organismo Notificato, quali evidenze servono e quali tempi e costi aspettarsi. Le regole di classificazione sono definite nell’Allegato VIII dell’IVDR:
- Classe A — rischio basso: ad esempio strumenti di laboratorio generici, recipienti per campioni, soluzioni di lavaggio. In genere autocertificabile dal fabbricante (salvo i dispositivi sterili di classe A, che richiedono l’intervento dell’Organismo Notificato per gli aspetti di sterilità).
- Classe B — rischio moderato: ad esempio test di gravidanza, test del colesterolo, molti autotest. Richiede il coinvolgimento dell’Organismo Notificato.
- Classe C — rischio alto: test per la diagnosi di infezioni come HIV o epatite in contesti non trasfusionali, test companion, marcatori tumorali, screening genetici.
- Classe D — rischio altissimo: dispositivi per lo screening del sangue destinato a trasfusione o dei tessuti/organi da trapianto, rilevamento di agenti trasmissibili ad alto rischio. È la classe più sorvegliata, con coinvolgimento di laboratori di riferimento UE e del gruppo di esperti.
La classificazione si applica seguendo le sette regole dell’Allegato VIII, valutando la destinazione d’uso, la finalità diagnostica, la popolazione target e le conseguenze di un risultato errato (falso positivo o falso negativo). Come per i dispositivi medici, una consulenza regolatoria per IVD che produca un’analisi di classificazione documentata e difendibile è il fondamento di qualsiasi strategia efficace: un errore in questa fase si ripercuote su tutto il progetto.
I requisiti dell’IVDR per l’immissione in commercio
Al di là della classe, ogni IVD immesso sul mercato europeo deve soddisfare requisiti che ruotano attorno a quattro pilastri.
1. Requisiti generali di sicurezza e prestazione (GSPR)
L’Allegato I dell’IVDR definisce i General Safety and Performance Requirements adattati al mondo diagnostico: il dispositivo deve raggiungere le prestazioni dichiarate ed essere sicuro, con un rapporto beneficio/rischio favorevole. La conformità si dimostra applicando norme armonizzate e specifiche comuni (le Common Specifications rivestono particolare importanza per i dispositivi di classe D).
2. Documentazione tecnica
Gli Allegati II e III definiscono il contenuto del fascicolo tecnico: descrizione del dispositivo e della destinazione d’uso, informazioni sul fabbricante, dati di progettazione e produzione, analisi dei rischi, e soprattutto il report di valutazione delle prestazioni. La documentazione va mantenuta aggiornata per tutto il ciclo di vita del prodotto.
3. Valutazione delle prestazioni
È il cuore dell’IVDR e ciò che più lo differenzia dall’MDR. La valutazione delle prestazioni (Allegato XIII) si articola in tre componenti che vanno dimostrate con evidenze:
- Validità scientifica: l’associazione tra l’analita misurato e la condizione clinica o lo stato fisiologico target.
- Prestazione analitica: la capacità del dispositivo di rilevare o misurare correttamente un determinato analita (sensibilità, specificità, accuratezza, precisione, ecc.).
- Prestazione clinica: la capacità di fornire risultati correlati a una specifica condizione clinica nella popolazione target.
Pianificare gli studi di prestazione con anticipo, con protocolli robusti e campioni rappresentativi, è spesso l’attività più lunga e costosa dell’intero percorso: sottovalutarla è la causa più frequente di ritardi.
4. Sistema di gestione qualità e ISO 13485
L’articolo 10 dell’IVDR richiede a ogni fabbricante un sistema di gestione qualità per IVD proporzionato al rischio. Lo standard riconosciuto a livello internazionale è la certificazione ISO 13485, che copre progettazione, gestione dei fornitori, produzione, tracciabilità, gestione dei reclami e vigilanza. Un QMS solido non è un semplice requisito formale: è l’infrastruttura che rende sostenibili nel tempo tutti gli altri obblighi.
Come ottenere la marcatura CE degli IVD: il percorso passo dopo passo
La marcatura CE degli IVD attesta la conformità all’IVDR e consente la libera circolazione nel mercato unico europeo. Il percorso tipico segue questi passaggi:
- Qualificazione e classificazione: confermare che il prodotto è un IVD, definire la destinazione d’uso e assegnare la classe (A, B, C o D) secondo l’Allegato VIII.
- Strategia regolatoria e piano di valutazione delle prestazioni: pianificare studi, evidenze, tempi, budget e mercati target.
- Implementazione del sistema qualità: costruire o adeguare il QMS ISO 13485 e i processi richiesti dall’articolo 10.
- Predisposizione della documentazione tecnica: fascicolo completo, report di valutazione delle prestazioni, analisi dei rischi, etichettatura e istruzioni per l’uso.
- Valutazione della conformità: per la classe A “semplice” il fabbricante autocertifica; per classe A sterile, B, C e D interviene un Organismo Notificato, con coinvolgimento aggiuntivo dei laboratori di riferimento UE per la classe D.
- Dichiarazione di conformità UE e apposizione del marchio CE: con il numero dell’Organismo Notificato dove applicabile.
- Registrazione e sorveglianza post-market: registrazione in EUDAMED, attuazione del piano di post-market surveillance e del follow-up delle prestazioni post-market (PMPF).
I tempi dipendono fortemente dalla classe e dalla disponibilità di dati di prestazione: un IVD di classe D può richiedere tempistiche molto lunghe a causa del coinvolgimento dei laboratori di riferimento. La qualità della preparazione documentale resta la leva principale per ridurre i cicli di revisione.
Il ruolo dell’Organismo Notificato negli IVD
Con l’IVDR il numero di dispositivi che richiedono un Organismo Notificato è cresciuto enormemente, mentre gli Organismi designati per l’IVDR restano relativamente pochi. Il risultato è una forte pressione sulle agende e tempi di attesa significativi: selezionare l’ente giusto, prenotare per tempo e presentarsi con un fascicolo strutturato secondo le sue aspettative sono diventate componenti essenziali della strategia, non semplici formalità.
Oltre l’Europa: gli IVD nei mercati internazionali
La marcatura CE non basta per i mercati extra-UE. Negli Stati Uniti gli IVD sono regolati dalla FDA con percorsi differenziati (dalla notifica 510(k) alla più complessa PMA, fino alla via De Novo per dispositivi innovativi a rischio basso-moderato). Per chi punta a più mercati, il programma MDSAP consente con un unico audit del sistema qualità di soddisfare i requisiti di più giurisdizioni (Stati Uniti, Canada, Brasile, Australia, Giappone). Anche per gli IVD vale la regola d’oro: pianificare presto la strategia internazionale evita di dover rifare studi ed evidenze per ogni singolo Paese.
Gli errori più comuni dei fabbricanti di IVD
- Sottostimare la classe di rischio: con l’IVDR molti dispositivi prima autocertificati richiedono ora l’Organismo Notificato; ipotizzare la vecchia via è un errore frequente.
- Pianificare tardi la valutazione delle prestazioni: gli studi di prestazione clinica e analitica richiedono mesi e campioni adeguati; improvvisarli fa saltare le tempistiche.
- Trascurare le Common Specifications: per la classe D e per alcune categorie sono vincolanti e vanno considerate fin dalla progettazione.
- Ignorare le agende degli Organismi Notificati: con la scarsità di enti designati IVDR, la mancata prenotazione anticipata è causa di ritardi rilevanti.
- Definire una destinazione d’uso vaga: claim imprecisi si traducono in evidenze non allineate e richieste di integrazione.
Domande frequenti sugli IVD
Che cosa significa IVD?
IVD sta per In Vitro Diagnostic, in italiano dispositivo medico-diagnostico in vitro: un prodotto destinato a esaminare campioni provenienti dal corpo umano (sangue, urine, tessuti) per ottenere informazioni diagnostiche, senza agire direttamente sul paziente.
Qual è la differenza tra IVD e dispositivo medico?
Il dispositivo medico agisce sul corpo del paziente (regolato dall’MDR 2017/745); l’IVD analizza un campione biologico proveniente dal paziente (regolato dall’IVDR 2017/746). Cambiano classificazione, evidenze richieste e procedure di conformità.
Quali sono le classi degli IVD?
L’IVDR prevede quattro classi di rischio crescente: A (basso), B (moderato), C (alto) e D (altissimo). La classe si determina con le regole dell’Allegato VIII e definisce il livello di coinvolgimento dell’Organismo Notificato.
Che cos’è la valutazione delle prestazioni di un IVD?
È il processo, richiesto dall’IVDR, che dimostra validità scientifica, prestazione analitica e prestazione clinica del dispositivo. È l’equivalente della valutazione clinica dei dispositivi medici ed è spesso la fase più impegnativa del percorso.
Conclusione: portare un IVD sul mercato con un percorso guidato
L’IVDR ha alzato notevolmente l’asticella: più dispositivi sotto Organismo Notificato, evidenze di prestazione più rigorose, sorveglianza post-market strutturata. Ma la complessità non deve trasformarsi in un labirinto: con una classificazione corretta, una strategia definita presto, studi di prestazione ben pianificati e un sistema qualità solido, il percorso verso la marcatura CE diventa una sequenza di scelte chiare.
Diesis affianca start-up, laboratori, PMI e aziende strutturate in ogni fase: dalla consulenza regolatoria per IVD alla predisposizione della documentazione tecnica e del report di valutazione delle prestazioni, fino al supporto durante audit e interazioni con gli Organismi Notificati. Se stai sviluppando un test diagnostico o devi sbloccare un percorso IVDR già avviato, contattaci per una prima valutazione gratuita: analizzeremo insieme il progetto e definiremo la strada più efficiente verso il mercato.

